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TRADIZIONI

Gli ultimi pescatori e il tramonto della “Puddiciniddara”

27/09/2015 12:25

Gli ultimi pescatori. O forse dovremmo definirli gli ultimi “ sciabbacoti come la tradizione vuole che fossero definiti i pescatori furcesi che prediligevano, rispetto ad altri, l’uso di questa rete appunto chiamata “ sciabbica ”. Un termine che da alcuni veniva usato in maniera impropria come se fosse offensivo ma che gli antichi marinai di Furci si sono cuciti addosso con orgoglio, consapevoli di essere in grado di maneggiare “il mestiere” più antico, faticoso e difficile che il paese abbia conosciuto.
Oggi i discendenti di queste antiche famiglie di pescatori, depositari di questa antica sapienza frutto di secoli di osservazione e di studio dei mille segreti racchiusi nello scrigno del mare, sono ormai seduti “’o scaru d’ à bacca” ( il punto dove si tiravano le barche in secca ) fissando l’orizzonte con nostalgia.

Sono lontani i tempi in cui le barche, a decine, prendevano il mare alle prime luci dell’alba con i loro equipaggi esperti nell’ arte di localizzare “à rizzomita” ( il banco di pesci ) calare le reti, “i misteri”, portando sulle tavole dei furcesi le proteine nobili del pesce. Sono ormai dimenticate le immagini che vedevano la nostra spiaggia, nelle fresche sere d’estate, popolata da decine di “sciabbacoti” intenti a rammendare, con le loro sapienti mani che armeggiavano con i ”cuceddi”, le reti danneggiate distese lungo tutta la marina che poi venivano ”mmasate” ( sistemate ) nelle imbarcazioni per essere utilizzate la mattina dopo. Non si fa più “ ‘a tinta” che serviva a colorare “a rizza” per farle assumere quel tipico colore rosso scuro che le rendeva invisibili sotto il pelo dell’acqua, i “patruni ‘i bacca” non hanno più un equipaggio a cui pagare “ ’a patti” ( la quota del ricavato del pesce venduto ) e non hanno più bisogno di osservare le stelle della “Puddiciniddara” ( la costellazione delle Pleiadi ) che con il suo sorgere e scomparire scandiva l’inizio e la fine del periodo sicuro nel quale prendere il mare.

Oggi “u sciabbacotu” sta scomparendo con pochi superstiti a continuare questa tradizione secolare. La maggior parte di essi, adesso, fa altri mestieri dedicandosi quando può al suo vero mestiere, colmo di quell’orgoglio che lo ha sempre contraddistinto e che lo mette un gradino più in alto rispetto alle centinaia di dilettanti ( spesso allo sbaraglio ) che oggi prendono il mare per puro diletto. Sono loro, gli unici, che si possono vantare di saper esercitare quell’ arte definita “maggiuri” che ha lasciato una traccia indelebile in questa canzone popolare:

arti ca supra l’arti sì maggiuri
arti cull’arti mia pozzu campari;
arti ca nun staiu soggettu ‘a patroni,
e quannu vogghiu mi nni vaiu a mari.
San Petru fu lu primu piscatori,
ca pisci nni pigghiava spiciali;
fici la cena cù nostru Signuri
Chiddu ca fici cielu, terra e mari.

[ arte che fra tutte le arti sei la maggiore / arte che con l’arte mia posso vivere; / arte che non sono soggetto a nessun padrone, / e quando volgio me ne vado a mare ( a pescare ). / San Pietro è stato il primo pescatore, / che pesci ne prendeva di speciali; / ha fatto l’ultima cena con nostro Signore / Quello che ha fatto il cielo, la terra e il mare. ]

Articolo del 5 settembre 2008

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'u cuceddu con il filo di canapa per rammendare le reti nelle mani del pecatore Peppe Vita e altri pescatori liberano dalla rete i peci pescati Pescatori intenti nella manutenzione della rete stesa sulla sabbia Pescatori che stendono le reti sulla spiaggia Noti pescatori nell'intento di 'masari a rizza dentro la barca Meritato relax dopo una lunga giornata di lavoro

Giuseppe Allegra

Furci Marinaresca, slide-apertura

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