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MEMORIE

Un caro ricordo: Luigi Lundi

21/04/2014 09:09

Non mi ricordavo assolutamente di questa foto. Evidentemente ben mimetizzata era sfuggita ai miei non rari attacchi di nostalgia durante i quali sfoglio qualche album ben sistemato o frugo nel cassetto delle fotografie dove regna sovrano il disordine. Grande sorpresa ha destato in me il suo ritrovamento; sul retro una scritta con mano incerta e un po’ sbiadita la data 02 aprile 1956, lunedì di Pasqua, mi ha fatto pensare ad un avvenimento di oltre mezzo secolo fa. Avevo qualche altra foto di Luigi Lundi ma questa “nta muntagna liscia” su un tronco molto storto di un albero, proprio non la ricordavo.
Luigi è stato senza ombra di dubbio il mio più caro amico fino a quando nel lontano 1959 motivi di lavoro mi hanno costretto a lasciare la Sicilia. Dai tredici ai diciannove anni, quasi ogni ora di libertà la passavamo insieme .Eravamo un gran bel gruppo con Gianni Lo Po’, Lillo Briguglio, Pietro Caminiti, Sandro Gregorio , Angelo Sturiale, Melo Egitto e nella comitiva se c’era l’uno non poteva mancare l’altro. Non avevamo frequentato la stessa scuola, era due anni più grande di me e aveva intrapreso altri indirizzi professionali, ma fuori eravamo inseparabili. Siamo cresciuti negli anni in cui non si aveva molto ( di questo però non ci rendevamo conto ) e ogni occasione era buona per divertirci.
Quante corse e partite a pallone sulla spiaggia!! Non so perché ma durante quest’ultime ci trovavamo sempre da avversari. Luigi ragazzo prestante giocando a pallone faceva della sua fisicità, in particolar modo sulla spiaggia, il suo punto di forza. Nulla a che vedere con la classe pura di Angelo Sturiale, sicuramente giocatore di serie “A” se fosse vissuto in un altro ambiente. Ragazzo molto veloce e resistente nella corsa, trovava in Sandro Gregorio un imbattibile, anche quest’ultimo se fosse nato altrove sarebbe diventato sicuramente un grande atleta, in tutto quello che era la corsa, dai cento ai cinquemila metri, dava a tutti “una pista”.
Quante pescate qualche volta a tracine e surici, molte volte a “pruppi” di giorno e a totani la sera e quante discussioni: era meglio usare come esca la stoffa bianca, il grasso o il piede di pollo? Le stesse proseguivano anche sulla scelta della zona in quanto lui era convinto che il posto migliore fosse al largo del torrente Savoca solo perchè una volta lì aveva pescato un polipo di oltre un chilo; io invece ero propenso ad andare all’inizio di S. Teresa con punto di riferimento un grosso pino. Anche io lì avevo pescato un altrettanto bel polipo. Ci facevamo condizionare dai “successi” precedenti e lui un po’ superstizioso spesso si vestiva anche allo stesso modo della giornata più pescosa e se poi non andava bene, come spesso accadeva, era dovuto al fatto che si era dimenticato il cappello o lo stesso lo aveva messo con la visiera all’indietro o di sbieco. Quante risate mentre aspettavamo che il pesce abboccasse! Era capace di inventarsi una storiella con lui primo “attore” e la rendeva “credibile” … per chi non lo conosceva. Risate che finivano quando dovevamo tirare la pesante barca del padre “don Fulippu ‘u barberi”; quando ci avvicinavamo, tutte le persone che stavano a riva come per incanto scomparivano e qui usciva fuori Luigi show man “sti schifusi, invidiusi, ‘u fanno apposta picchì sugnu ‘u megghiu di tutti” quel suo meglio di tutti non si riferiva forse solo al pescatore dilettante. In effetti dopo un pò gli amici tornavano e lui il virgolettato di cui sopra lo ripeteva a tutti e proseguendo negli sfottò reciproci si tirava finalmente la barca a secco.
Si sentiva anche bello e forse lo era e Robert Mitchum cui diceva di assomigliare era il suo idolo. Come non ricordare le tante partite a carte giocate al bar in piazza e le altre in qualche casa privata, una di questa era della famiglia di Sandro Gregorio dove un ampio salone vuoto del piano terra ci permetteva di organizzare interminabili partite a carte e incontri ”a colpi di testa” con la palla da tennis. Le prime comunque la facevano da padrone la briscola in cinque era il gioco preferito da tutti noi, “u mediature”, la normale briscola e il tresette erano un ripiego. Anche in questo l’amico Luigi era uno spettacolo nello spettacolo, ogni scusa era buona per discutere e prendersela con il compagno reo, secondo lui, delle eventuali sconfitte subite. Mai che ammettesse che fossero le carte impossibili motivo della perdita, non parliamo poi quando marchiani suoi errori erano gli unici motivi della disfatta, voleva per forza di cose avere ragione arrampicandosi sui vetri per cercare di dimostrare che non era stato lui a sbagliare ma sempre gli altri. Non era un grande giocatore spesso perdeva, ma lui in giro raccontava solo … delle sue vincite. Un particolare va detto: giocavamo di cinque lire a partita e anche per squattrinati come noi non è che fossero tante. I soldi tutti spiccioli di metallo venivano tenuti da lui nel taschino davanti dei pantaloni (accessorio che oggi non si usa più) e a furia di levare e mettere (per lui più levare dato che perdeva spesso) l’ingresso del su detto taschino diventava sporco oltre che consumato. Voleva a modo suo avere sempre ragione anche quando era evidente che stava dalla parte del torto. La vincita in genere veniva “investita” in sigarette che portavamo ad esaurimento rendendola completamente irrecuperabile per i poveri cercatori di cicche che in quei tempi ancora esistevano.
I primi innamoramenti, i primi bigliettini i primi tentativi di approccio con l’altro sesso, li abbiamo vissuti insieme raccontandoci tutto. Era stato Luigi a scoprire la bellezza, allora acerba, di quella che senza offesa per nessuno sarebbe diventata la più bella ragazza del paese, della provincia di Messina e forse anche della Sicilia. La stessa ragazza corteggiata da tutti i miei coetanei, me escluso forse perché vicino di casa. Di questo lui si vantava e diceva di avere la maglia gialla ( simbolo del primo in classifica al giro ciclistico di Francia ); posso assicurare che nessuno di loro è mai riuscito a mettere un dito sulla spalla di questa ragazza. Ci dicevamo tutto nei minimi particolari, gli piaceva essere prolisso nel suo modo di raccontare e voleva che anche gli altri lo fossero. Scendere nei dettagli senza nulla tralasciare era una sua grande prerogativa. Ragazzo solare era amico di tutti e tutti gli volevano un gran bene, il suo cameratismo contagioso lo rendeva simpatico a tutti.
Posso parlare di lui fino ai suoi venti anni poi … Quei pochi giorni di agosto che riuscivo a passare a Furci negli anni successivi non erano sufficienti per riallacciare quel tipo di rapporto cui eravamo abituati e con il trascorrere del tempo ci siamo allontanati. Di questo me ne dispiaccio. Forse qualcuno che gli è stato più vicino negli anni successivi potrebbe aggiungere a questo mio scritto una seconda parte. Il ritrovamento di questa foto se da un lato mi ha fatto piacere, dall’altro mi ha rattristato molto. Luigi ormai non c’è più da diverso tempo come quell’albero che stava sulla montagna liscia. Albero che si trovava percorrendo la strada che viene dal serbatoio idrico dopo aver superato la fontana che faceva da bivio per chi doveva scendere verso la via C. Battisti ( si arrivava di fronte alla chiesa di S. Antonio ) si incontrava un viottolo che costeggiava “’a saia tunnatula” fino di fronte a Pagliara e una trazzera ai piedi “da muntagna liscia” che arrivava fino a Grotte per poi proseguire fino a Locadi. Preso quest’ultimo viottolo e girando a destra dopo un centinaio di metri ci si immetteva in una piccola vallata quasi in piano con tanti alberi ( nta Pauleddu, mi sembra si chiamasse così la contrada ). Era qui che buona parte dei furcesi dopo aver trascorso la prima mattinata in cima alla montagnola si fermavano per consumare le pietanze classiche della Pasquetta. Ed era qui che si trovava l’albero della foto, molto storto, forse per questo non tanto fortunato, su cui noi ci siamo fatti fotografare, credo si trattasse di un mandorlo ma non potrei giurarci. Luigi è volato in cielo forse troppo presto ( raggiunto molto recentemente dal fratello minore ), così ha voluto qualcuno che sta sopra di noi.
L’incuria umana, per non dire altro ha invece fatto sparire quell’albero e … tanti altri.

Cordialmente Mariano

Articolo del 18 dicembre 2009

1956: Mariano Spadaro, Lillo Briguglio, Luigi Lundi e Melo Micalizzi, sull’asinello Angelo Sturiale

1952. S. Marina, proprietà di padre Donsì (è lui il fotografo) sono riconoscibili: padre Mercurio ancora “civile”, Pietro Caminiti in canottiera, Franco Maccarrone (il dottore) e Saro Maccarrone (l’ingegnere) in primo piano, Nino Treviso di S. Teresa, …in fondo Mariano Spadaro.

1955. Mariano Spadaro e Enzo Muscolino “ntò vadduni di Pauleddu”


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Mariano Spadaro

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  1. Volevo cogliere l’occasione per ringraziare il Signor Mariano Spadaro per aver pubblicato questa foto. Intendo ringraziarlo fondamentalmente per due ragioni: la prima riguarda il compianto Luigi Lundi, con cui sia io che mio padre dividevamo una fraterna amicizia. Luigi era una persona retta e leale come pochi, uno che credeva in certi valori e li difendeva. Chiunque l’abbia conosciuto sicuramente converrà con me su questo aspetto della sua personalità, per ultimo vorrei citare la sua innata simpatia e lo spiccato senso dell’umorismo, doti che lo rendevano unico…! La seconda ragione per cui intendo ringraziare il Sig. Spadaro, riguarda i ricordi che il luogo in cui è stata scattata la foto mi ha rievocato. E’ soprendente notare, come dopo circa 50 anni da quando è stata fatta la foto, tutto è ancora così. Fino a pochi anni addietro, anche l’albero di mandorlo per terra era proprio come nella foto. Eppure strano a dirsi, proprio in quel luogo così caratteristico per le sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche, si è perpetrato uno dei più vergognosi scempi, che ha stravolto definitivamente la sua originaria fisionomia. Nonostante la grave mutilazione, che la collina “portella” ha subito, a tutt’oggi non esiste ancora un responsabile di tale scempio. Chissà….. se la nostra collina avrà mai giustizia?!

    Un’affettuoso saluto ai lettori,
    Francesco Ucchino

    Francesco Ucchino · 24/06/2012 11:53 · #

  2. Ciao giuseppe sono Giovanni Sturiale e ti voglio raccontare una cosa simpatica di Luigi Lundi. Lui insieme a mio padre Tanino avevano una forte passione per l’Indipendente, infatti erano il primo ed il secondo tifoso. Una volta il Furci giocava a Granatari contro il Ganzirri a lui gli venne una brillante idea: andiamo ad ammazzare i demoni cattivi cosi domani vinciamo. Andammo il sabato io mio padre Luigi e Sarino detto 'u furuni. Andammo a granatari e lui scaramantico come nessuno cosparse di sale l’esterno dello stadio e’ poi ci disse: annamuninni, dumani vincemu sicuru ‘ L’indmani la partita fini’ 3-0 per il Ganzirri, allora lui disse a mio padre: ma unni 'u pigghiasti u sali? E iniziammo a ridere come i matti. Sono passati ben 31 anni, ciao Luigi e’ grazie per la tua simpatia

    giovanni sturiale · 28/01/2013 23:31 · #

  3. Grazie Giovanni per la tua testimonianza. E visto che si parla di Indipendente ti prego di farmi avere quanto tuo padre Tanino mi ha promesso tempo fa.
    Vogliamo primare i lettori di questo sito di preziose pagine storiche del calcio furcese di quei tempi? No, vero?
    Vi ringrazio comunque per la vostra disponibilità e sono certo che ci incontreremo presto.
    Ciao, Peppe Allegra.

    Giuseppe Allegra · 29/01/2013 00:04 · #

  4. Tre mie Pasquette di oltre mezzo secolo fa. La 1^ foto si riferisce al 1952 siamo a S. Marina nella proprietà di padre Donsì (è lui il fotografo) sono riconoscibili: padre Mercurio ancora “civile”, Pietro Caminiti in canottiera, Franco Maccarrone (il dottore) e Saro Maccarrone (l’ingegnere) in primo piano, Nino Treviso di S. Teresa, io sono l’ultimo …in fondo. Nella 2^ con Enzo Muscolino siamo nel 1955 “ntò vadduni di Pauleddu”, così come nella 3^ e 4^. Nella 5^ foto con luigi Lundi sempre nello stesso posto e siamo nel 1956.
    BUONA PASQUETTA

    Mariano Spadaro · 21/04/2014 09:12 · #

 

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