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Alcune notizie storiche su Furci

14/09/2010 18:19

Sommario Capitoli:

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Dalla punica phoenix all’arrivo dei Normanni

La frequentazione dell’odierno suolo furcese da parte dell’uomo risale sicuramente ad un epoca di molto antecedente il periodo delle colonizzazioni della Sicilia da parte dei greci e dei fenici. Ciò è attestato da numerosi reperti risalenti al paleolitico, provenienti dai ripari della frazione Grotte (da qui il nome), custoditi nel Museo di Giardini Naxos.
E’ ormai quasi accertato che nell’ VIII sec. a.C, ai tempi delle colonizzazioni greche di Zankle (Messina) e Naxos, i fenici stabilirono, a debita distanza tra i due centri sicelioti, una stazione di avvistamento sul capo S. Alessio a protezione di un approdo di supporto per i loro traffici commerciali, approssiamtivamente nella zona dove oggi sorge il paese, con il nome di Tamaricium sive Palma o Phoenix.
Alcuni studiosi associano questi toponimi che fanno riferimento alla stessa pianta – Tamar in fenicio vuol dire “piccola palma” ed anche Phoenix in greco vuol dire palma – asserendo che si riferiscono alla stessa località; per altri invece Tamar sta ad indicare la pianta di tamarice, un tempo molto diffusa sulla zona costiera, e quindi fa riferiemnto a due diverse località poi accorpate nel nome per questioni di vicinanza.
Le fonti storiche su questa antica località sono scarse e frammentarie.
Nel periodo romano della guerra fratricida fra Ottaviano (in seguito divenuto l’imperatore Augusto) e Sesto Pompeo, come ci tramanda Appiano nella sua opera “Bellum Civile”, in quasta località si accamparono le truppe di quest’ultimo in attesa della battaglia di Milazzo del 36 a.C.
Ne troviamo ulteriore traccia in una guida geografica del III-IV secolo d.C., chiamata Itinerarium Antonini, nella quale viene riportata come stazione di posta «a 20.000 passi da Messina e 15.000 passi da Taormina».
Di epoca normanna è “Il libro di Ruggero”, redatto dal geografo arabo Ibn Al Edrisi per conto del re Ruggero II, il quale cataloga minuziosamente tutti i possedimenti terrieri del sovrano e per questo rappresenta uno dei documenti più importanti sulle conoscenze geografiche del tempo. Nelle pagine riguardanti la descrizione della zona ionica fa puntigliosamente mensione dei luoghi principali, collocando l’abitato di Palme (Sant ‘I.li) a venti miglia da Taormina in direzione Messina, distanza che trova perfettamente riscontro nella realtà in quella parte di costa compresa tra il torrente Savoca ed il torrente Pagliara che corrisponde all’odierna Furci.

Dall’annessione alla rivolta contro Savoca

Nei secoli che seguirono la caduta dell’Impero Romano, le invasioni barbariche e successivamente le scorribande dei pirati saraceni, resero insicura la zona costiera spingendo le popolazioni a rifugiarsi tra le colline, arrestando il processo di crescita dell’insediamneto che rimase un semplice punto di scalo senza assumere i connotati dell’ abitato permanente.
Gli abitanti, che di giorno svolgevano le lorro attività sul litorale, la sera raggiungevano le loro abitazioni sulle colline al riparo delle mura della fortezza di Savoca. Così all’arrivo dei Normanni nel XII secolo, il territorio di Palme venne annesso, insieme a quello di altri casali e masserie della zona, al territorio di quella che divenne la “Marina di Savoca” sotto la giurisdizione dell’ Abate Gerasimo Archimandrita di Messina.
In seguito denominata anche Palmolìo e successivamente Furci (dal greco “Fourchion” che indica un crocevia), rimase una semplice stazione di posta fino al XVII secolo, periodo in cui le zone costiere divennero più sicure e la popolazione iniziarono l’esodo verso valle. I primi ad intravedere una possibilità di sviluppo economico, grazie alla bonifica ed allo sfruttamento agricolo dei territori pianeggianti in prossimità della spiaggia, furono i Gesuiti. Grazie a questo nuovo volano sorsero così le prime abitazioni permanenti ed, oltre alla tradizionale attività della pesca, si svilupparono altre attività collegate ai prodotti che venivano dalla campagna. Ebbe così inizio un periodo di sviluppo economico che portò il nuovo centro, intorno alla seconda metà del XVIII, ad essere il più attivo e popolato della “Marina di Savoca”.
Del nuovo villaggio si ha notizia già nel 1700 dall’Abate Vito Amico che, nel suo “Dizionario topografico della Sicilia”, ne fà mensione come appartenente alla “Marina di Savoca”, nel 1745 esisteva già la Chiesa della Madonna delle Grazie ed il “Palazzo Bianco” del Principe Mola (poi passato alla famiglia Perrone) con annessa cappella della Madonna della Lettera, nell’ 1800 esistevano anche il “Palazzo Nero” sulla sponda destra del Torrente Savoca, il Palazzo Coglitore ed un torrione armato di cannoncino (il torrione Longo) a protezione dell’abitato.
Il carattere alluvionale dei due torrenti che delimitano a nord (torr. Pagliara) e a sud (torr. Savoca) il territorio furcese ha rappresentato in passato un alto fattore di rischio catastrofi che ha caratterizzato in negativo le vicende del paese. Due devastanti alluvioni a distanza di meno di settanta anni, tra il 1763 ed il 1830, cancellarono interi quartieri riducendo notevolmente l’area su cui si distribuiva l’abitato dell’antica Palme.
La prima arrecò gravi danni all’abitato distruggendo parzialmente alcuni rioni, mentre la seconda, molto più catastrofica della prima, cancellò completamente il quartiere e la chiesa della Madonna delle Grazie, che sorgevano in un’area pianeggiante in prossimità di quello che era l’antico alveo del torrente Pagliara, che allora scorreva più a nord nei pressi del bivio per Mandanici. La potenza delle acque si aprì la strada incanalandosi in un nuovo corso investendo e spazzando via le abitazioni separando una parte del paese che rimase distaccata dal nuovo letto del torrente Pagliara e prese il nome di Zia Paola, oggi facente parte del comune di Roccalumera.
I furcesi reagirono con carattere alla catastrofe ed il paese ricominciò lentamente a svilupparsi fino a quando, dopo l’abolizione del feudalesimo, unitamente alla popolazione di Casalvecchio insorsero contro i Baroni di Savoca. La cosiddetta “Marina di Savoca”, comprendente i villaggi di Barracca, Portosalvo, Bucalo e Furci, si staccò così dalla madrepatria l’ 1 gennaio del 1854 e formò il comune di Santa Teresa (al quale venne aggiunto successivamente “di Riva”).

Dall’autonomia alla II^ Guerra Mondiale

Essendo il rione più ricco e popolato, Furci, fu inizialmente sede del nuovo Municipio che successivamente, nel 1867, fu trasferito nei nuovi edifici appositamente costruiti nel territorio dell’odierna Santa Teresa. Per ottenere l’autonomia, Furci, avrebbe dovuto attendere il 20 luglio del 1919, ed al toponimo fu aggiunto l’appellativo di Siculo per distinguerlo da una omonima località in provincia di Chieti..
La zona costiera ionica non fù risparmiata dal catastrofico terremoto del 1908, che rase al suolo Messina, e l’onda di maremoto che ne scaturì fece molti danni anche a Furci distruggendo i bastioni e le case più vicine alla spiaggia. Nella fase di ricostruzione fu improntato il primo piano regolatore del paese che prevedeva un nuovo asse viario e delle aree adibite alla costruzione di nuove abitazioni nel rione Villadìcani e nei terreni appartenuti ai Principi Mola e D’Alcontres.
Nella zona centrale del nuovo reticolo urbano tre vie (via Roma, via I^ Mola e via II^ Mola) seguivano parallelamente la nuova via Nazionale (via IV Novembre) intersecate verticalmente da altre quattro vie. Al centro del nuovo asse fù costruita, nel 1933, la Chiesa della Madonna del Rosario che divenne il cuore pulsante della cittadina. Le ricorrenti mareggiate (si ricorda ancora quella devastante quella degli anni ’30) che flaggellavano le aree limitrofe alla spiaggia, consigliarono saggiamente gli aministratori nel lasciare una “zona franca” nella quale la costruzione di strutture abitative non venne ritenuta sicura.
Durante il periodo che và dal regime fascista (1923) alla seconda guerra mondiale (1945) vennero progettate molte altre strutture indispensabili allo sviluppo del paese, quali un acquedotto, un cimitero, l’ampliamneto dell’ asse viario, ma la carenza di mezzi economici messi a disposizione dal regime e l’arrivo del secondo conflitto mondiale pose fine ad ogni prospettiva.

Dal dopoguerra ai giorni nostri

Per riprendere il processo di sviluppo di dovette attendere la caduta del fascismo e l’immediato dopoguerra, che segnò un periodo di nuovo entusiasmo e di lenta e difficile rinascita.
Già nel 1946 si tenne il primo Consiglio Comunale eletto democraticamente dal popolo, che vide il partito della Democrazia Cristiana al potere amministrativo. Arrivarono nel giro di qualche anno le prime opere pubbliche di un certo rilievo:

• l’acquedotto, progettato nel 1947 (Gregorio-Crinò) e ultimato nel 1955;
• le fognature, realizzate in varie riprese, per rispondere alle crescenti esigenze igieniche del paese;
• la Stazione Ferroviaria, completata nel 1948;
• la nuova Casa Comunale, che dall’autonomia in poi si trovava all’interno di locali affittati e poco idonei;
• la Piazza Sacro Cuore, antistante la Chiesa della Madonna del Rosario, costruita nel 1950 ed in seguito più volte ristrutturata;
• il cimitero, inaugurato nel 1955 che evitava i lunghi cortei funerari verso il vicino (circa 4 Km) caposanto di Santa Teresa di Riva;

Negli anni sessanta furono realizzati gli Istituti Scolastici, posti alle spalle della linea ferrata che comprendevano le scuole elementari, le Medie, l’Istituto Tecnico per Ragionieri e Geometri e l’ Istituto Professionale. Venne anche realizzato il nuovo assetto urbanistico con il potenziamento dell’asse viario fatto di starde rivestite in mattoni e asfaltate per un più agevole transito dei veicoli. Di particolare rilevanza fù l’allungamento della via Cesare Battisti collegandola alle frazioni Grotte e Calcare e la costruzione del Lungomare che diede il via al boom edilizio che segnò una svolta (a posteriori negativa) per lo sviluppo cittadino.
L’arrivo degli anni ’80-‘90 segnano il periodo cosiddetto d’oro che ha portato Furci Siculo a primeggiare fra i centri del comprensorio rivierasco ed a meritarsi l’appellativo di “bomboniera sullo Ionio”. Nel giro di un decennio il paese fu dotato e impreziosito da numerose strutture come:

• la Villa Belvedere, inaugurata nell’agosto del 1988, posta all’estremità sud del paese e dotata di un ampio parcheggio, una cavea per gli spettacoli ed una zona “verde” con vialetti, aiuole, panchine e una zona giochi per i più piccoli;
• il Centro Diurno, aperto nel 1990, struttura polivalente che oggi ospita il Museo del Mare, la Biblioteca Comunale “Tino Parisi” ed Consorzio Universitario Jonico;
• il Palazzetto dello Sport, opera faraonica del 1990 ultimata solo nel 2007 con gravi sforzi finanziari;
• il Parco Suburbano, zone di verde attrezzato nella Pineta alle spalle del paese, inaugurato nel 1997 (oggi purtroppo in titale stato di abbandono);
• l’ area Indistriale – Artigianale, raggiungibile dalla via Cesare Battisti.

E’ storia ormai recente il potenziamneto dell’asse viario di collegamneto alle frazioni con l’apertuta della nuova bretella che, grazie ad uno svincolo nei pressi dell’ Edicola della Madonna del Buon Viaggio, collega la SS114 alle frazioni di Grotte e Calcare abbellite da diverse opere pubbliche. Vengono apportate anche le necessarie milgiorie alla struttura fognaria, ormai inidonea e obsoleta e viene ulteriormente ampliata la zona artiglianale con nuovi padiglioni, un centro benessere ed un centro servizi (non ancora inaugurato).

Da questo punto in poi aspettiamo che il futuro arrivi e, attraverso questo difficile momento che l’attualità ci sottopone, speriamo di non dover scrivere le pagine più brutte della nostra storia ab urbe condita.

Gli amministratori ed i Sinadaci dal 1923 ad oggi

Cav. Antonino Spinelli – Sindaco (marzo 1923 – maggio 1924)
Ing. Toscano Carmelo – R. Commissario (luglio 1924 – 9 luglio 1926)
Farmac. Trimarchi Gaetano – Podestà (20 agosto 1926 – 31 ottobre 1928)
Ing. Toscano Carmelo – Podestà (23 nov. 1928 – 19 agosto 1930)
Rag. Mario Giusto – Podestà (30 agosto 1930 – 4 maggio 1935)
Cav. Salvatore Caminiti – Podestà (31 maggio 1935 – 30 settembre 1944)
Cav. Pirrone Francesco – Sindaco (10 ottobre 1944 – 31 dicembre 1945)
Dott. Spinelli Umberto – Sindaco (1 gennaio 1946 – 26 ottobre 1946)
Avv. Vincenzo Gregorio – Sindaco (14 dicembre 1946 – 28 agosto 1952)
Prof. Melo Garufi – Sindaco (2 settembre 1952 – 1985)
Dott. Domenico Ventura – Sindaco (6 maggio 1985 – 1998)
Dott. Sebastiano Foti – Sindaco (24 maggio 1998 – 2008)
Dott. Bruno Parisi – Sindaco (17 maggio 2008 – in carica)

Giuseppe Allegra

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