Web: www.furcisiculo.net


MEMORIE

Il "Palazzo Bianco"

28/01/2015 10:33

L’ origine di questo edificio, denominato in gergo “Palazzo Bianco” in contrapposizione al “Palazzo Nero” che sorgeva fino a qualche decennio fa sulla sponda sinistra del torrente Savoca ( oggi via Castello ), non è documentata e questo ha dato origine ad alcune tradizioni popolari che, tramandate oralmente, oggi sono ormai poco rintracciabili.
Edificato in epoca imprecisata si estende su due piani, occupa una superficie di circa 400 mq ed ebbe, nelle sue fasi storicamente documentate, la funzione di residenza nobiliare con annessi una Cappella privata ( Madonna della Lettera ), un palmento, due botteghe, un magazzino ed un deposito di attrezzi.

Il documento storico più antico nel quale viene menzionato questo “grandioso palazzo” è un manoscritto del XVII secolo, redatto a Bucalo da Padre Giampiero Rigano, che narra della separazione di Pagliara da Savoca. Qui viene nominato il Passo di Furci nei pressi del quale sorgeva l’ abitazione, forno e bottega di Don Giuseppe Castelli ( Villadicani Marullo e Castelli ), « …Palazzo grandioso e di aspetto principesco, con poderose pietre, intagliate ed inserite, negli spigoli della fabbrica; si entrava da un portone larghissimo, dove c’era un cancello di ferro… ».
Un’ altro documento che riferisce della presenza di questa struttura proviene dall’ Archivio Parrocchiale di Savoca e fa riferimento ad una visita nella “contrada Furci”, il 15 ottobre del 1754, del sacerdote don Paolo Cacopardo alla « Chiesa sub titulo Beatae Mariae Virgins de Sacra Littera », ed è ragionevole pensare che la cappella fosse annessa già allora al palazzo. Nel corso dei secoli l’edificio subì numerose ristrutturazioni e cambiamenti d’uso dei suoi ambienti fino a giungere alla struttura odierna che richiama lo stile tipico dei palazzi gentilizi siciliani di campagna della metà del XIX secolo.

Nel corso della sua storia il Palazzo Bianco venne denominato con il nome delle famiglie nobili che lo abitarono, ed il primo “passaggio di proprietà” venne registrato in un atto di donazione rogato dal Notaio Giuseppe Trigomi e conservato presso l’archivio di Messina, il 26 dicembre del 1907 con il quale don Alvaro Villadicani Principe di Mola lo dona al figlio Giovan Battista « che accetta tutta intera la casa palazziata, in essa borgata (Furci), con i suoi annessi connessi ed accessori in diversi vani ed uffici con entrata e due botteghe sottostanti il palmento e due magazzini esso addetto al deposito di vino con tutti gli attrezzi e le botti e l’altro addetto a deposito di oggetti diversi… …si comprende altresì la chiesa contigua ed annessa alla casa palazziata suddetta. »
Un riferimento precedente a questo atto del 1907 è dato dalla data del 1890 scolpita sulla facciata sopra il portone della Chiesa annessa al palazzo che si riferisce sicuramente ad uno degli ultimi restauri dell’ edificio.

Nel terribile terremoto-maremoto del 1908 l’edificio subì gravi lesione e fu abbattuto nella parte superiore. Nel crollo morì il Principe Alvaro Villadicani con i figli Mariano, Giovanni e Francesca ed il palazzo venne ereditato dalle superstiti, la figlia Isabella e la nipote Maria Teresa figlia di Pietro. La figlia sposò il Cavaliere don Francesco Mannamo nobile messinese e l’eredità passò alla primogenita Emma.
La nipote Maria Teresa, che sposò Ferdinando Stagno dei Principi D’Alcontres, il 21 agosto del 1911, vendette al sig. Giovanni Perrone di Francesco la parte nord del palazzo, allora sito nel Comune di Santa Teresa di Riva borgata Furci, gia di proprietà del defunto Giovan Battista Villadicani dei Principi Mola « costituente il I° lotto confinato dalla strada provinciale dalle nuove strade che portano alle baracche ed al II° lotto oggi di proprietà della Signora Villadicani in Mannamo ».

Il nuovo proprietario non mancò di apportare nuove modifiche alla struttura creando il tipico “damuso”, loggia con colonnine dalla quale le donne potevano guardare senza essere viste, che ancora oggi si può apprezzare sulla facciata restaurata del palazzo.
Da Giovanni Perrone l’edificio andò in eredità al figlio Francesco che lo abitò molto di rado eccezion fatta per alcuni locali in affitto a pian terreno.
Ridotto ormai ad un rudere per lo stato di totale abbandono l’edificio, con esclusione della Chiesa donata alla Curia da una discendente dei Principi Mola N.D. Checchina Manno, pochi anni addietro venne acquistato dalla famiglia Manuli che lo restaurò completamente mantenendone intatte alcune caratteristiche originali, come il portale in pietra ed il loggione, e ne fece la propria abitazione privata.

E’ un vero peccato che in tutto il periodo in cui l’edificio sia rimasto abbandonato a se stesso nessuna amministrazione abbia deciso di riscattarlo per adibirlo ad una diversa destinazione, magari avrebbero potuto trovarvi posto il museo e la biblioteca, in modo che fosse fruibile da tutta la comunità.

SULLO STESSO ARGOMENTO


Del 16-7-2008 – di Giuseppe Allegra Com’era com‘è – il palazzo Pirrone e la chiesetta della Madonna della Lettera

GALLERIA FOTO


Schema del Palazzo Bianco Il dipinto di Giuseppe Minutoli raffigurante la Madonna della Lettera L'interno della chiesa della Madonna della Lettera

Articolo del 9 ottobre 2008

Giuseppe Allegra

Cocci di Storia, slide-apertura

Commenta

 

home | attualità | contenuti | blog | contatti


Notizie via NewsLetter !

Inserisci sotto il tuo nome e la tua e-mail per accedere e registrarti.

Digital Newsletter

per cancelarti clicca qui ».