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TRADIZIONI

Feste Popolari: U jornu di li morti

02/11/2015 09:39

Il 2 novembre è il giorno nel quale la Chiesa celebra la Commemorazione dei defunti, ’u jornu di li morti, in Sicilia, comprende inoltre una serie di usanze e superstizioni che sono rimaste impresse specie nell’immaginario impressionabile dei ”beati anni della fanciullezza”.
I lumini e le candele di cera accesi in casa davanti alle immagini dei cari defunti, il camposanto illuminato da migliaia di luci e le storie di morti che, nella tradizione popolare, nella notte di Ognissanti, a frotte, lasciano la loro dimora per andare per le strade e rubare ai più ricchi dolci, giocattoli o vestiti nuovi da donare ai loro piccoli parenti in vita che hanno speso per loro una preghiera. Quei regali che i fanciulli chiamavano ‘i cosi di li morti, e per ricevere i quali dopo cena lasciavano sulla tavola del cibo e la sera, prima di andare a letto, recitavano un orazione perché i defunti non si dimenticassero di loro:

«Armi santi, armi santi, Io sugnu unu e vuatri siti tanti: Matri sugnu ‘ntra stu munnu di guai, Cosi di li morti mittitimìnni assai.»

Così le mamme, l’indomani, guidano i fanciulli alla scoperta del posto dove i defunti avevano lasciato “le strenne”, per lo più guantiere di dolci, frutta, giocattoli o abiti. Niente a che vedere con la moderna festa di Halloween, evento di importazione, con la quale vedo in comune solo il tentativo di esorcizzare lo spettro della morte agli occhi dei bambini con i suoi travestimenti, e la fatidica frase “Dolcetto o scherzetto” ( Trick or treat ), che la fanno sembrare un macabro carnevale.

Un’altra tradizione diffusa era quella di mangiare “fave” il giorno dei morti che, secondo gli antichi, contenevano le anime dei loro defunti, oppure alcuni prodotti “tipici di questo periodo” della produzione dolciaria siciliana, come i durissimi Ossi di morto ( Ossa ‘i mottu ) e le Scardelline, entrambi di marzapane con una parte bianca, che richiama il colore osseo, e una base di pasta di garofano durissima che si ammorbidiva dopo un po’ con la saliva.
Un’atmosfera, tra il sacro ed il superstizioso, che dice molto del rapporto che i siciliani hanno con la morte e con l’aldilà. Un retaggio di usanze e rituali che i colonizzatori greci, latini e del vicino oriente ci hanno tramandato nei secoli e che ci portano alla ricerca di un legame, tra i vivi e i morti, che venga mantenuto anche dopo l’estremo saluto.

Le esequie accompagnate da urla strazianti, i lunghi cortei verso il cimitero, ai quali partecipava tutta la comunità, accompagnati dai tipici lamenti dei requiem, il lungo lutto in abiti rigorosamente neri imposto come un’ espiazione, prima di poter tornare a svolgere un’esistenza normale, a chi ha avuto la sola colpa di essere rimasto in vita. La visita al simulacro dei cari dipartiti recando dei fiori freschi, simbolo del rinnovamento della vita, colorati e odorosi, omaggio alla memoria di chi non può più apprezzarne la fragranza, gradito presente accompagnato da una preghiera grazie alla quale possiamo sperare di ricevere in cambio “protezione” per le sventure di questo mondo, per noi e per i nostri figli.

Così ’u jornu di li morti, ieri come oggi che molte di queste usanze sono ormai desuete, diventa una sorta di riavvicinamento tra due dimensioni parallele, terrena e ultraterrena, che si sfiorano, il 2 novembre, con l’omaggio dei vivi ai parenti estinti.
Una giornata intera dedicata a chi ci ha lasciato, trascorsa vicino alla loro lapide o davanti alla cappella di famiglia, tra una preghiera e la nostalgia di un ricordo, la comunità si ritrova indaffarata in un via vai di anime… non a caso all’ingresso del camposanto di Furci si legge: «Sol chi non lascia eredità di affetti poca gioia ha dell’urna.»

Articolo del 4 novembre 2008

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1955 Inaugurazione del Cimitero 1955 Inaugurazione del Cimitero 1955 Il Sindaco Carmelo Garufi inaugura il Cimitero 1955 Il Cimitero appena costruito 1955 Il Cimitero appena costruito 1955 Il Cimitero appena costruito

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Giuseppe Allegra

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  1. Certamente questo giorno e` uno dei piu` tristi dell’anno, tutti indistintamente tutti abbiamo da ricordare, tante persone a noi care, come diceva il grande TOTO`a morte e` na Livella, cioe`, siamo tutti uguali a quell posto~! pero` ce gente che vede la nascita e la morte, diversamente da noi; ho letto che in un paese Asiatico, la gente, quando nasce un bambino piange e si veste a nero, quando qualcuno muore invece si vestono di bianco e celebrano con canti e musica, secondo me`sta a significare, quando si nasce si puo` soffrire tanto nella vita; invece quando si muore si finisce di soffrire, questo mi fa` pensare…..!!

    Marino Zagari · 01/11/2013 14:31 · #

 

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