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MEMORIE

Carmelo Cicala coiffeur della Carrà e delle dive

29/08/2013 00:25

In occasione della serata dedicata a Carmelo Cicala, per chi non lo concoscesse e volesse approfondire sul personaggio, vi riproponiamo l’articolo pubblicato su FurciSiculo.net l’1 marzo dello scorso anno.

Carmelo Cicala coiffeur della Carrà e delle dive
Torniamo ad attingere alla fortunata mostra svolta dall’Ass. Cutturale Tamaricium che, la scorsa estate ha riscosso molto successo di pubblico e di critica. Lo facciamo proponendo ai lettori di FurciSiculo.net un documento che parla di un personaggio che, partendo dalle sue radici furcesi, seppe ritagliarsi un consistente spicchio di notorietà negli anni settanta-ottanta con la sua attività di parrucchiere. “Creatività” era il motto adottato dall’acconciatore Carmelo Cicala che con le sue mani d’oro e il suo estro seppe incantare il mondo, tra dive e indossatrici.
Scopriamo questo personaggio grazie ad un articolo ripreso dal giornale “Tribuna Novarese” del 4 aprile 2011, una intervista a firma del giornalista Giuseppe Maddaluno.

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CARMELO CICALA
Quelle mani d’oro che incantavano il mondo.
Tra dive e indossatrici l’esperienza del famoso acconciatore novarese.

Di Giuseppe Maddaluno

Novara – * Il suo salone in via Greppi ha chiuso da anni, eppure il ricordo delle sue acconciature rimane tutt’ora vivo in chi ha avuto la possibilità di conoscere l’arte e la creatività. “Da quando non c‘è più Carmelo non è la stessa cosa” è l’incipit che possiamo immaginare frulli nelle menti di diverse signore novaresi, assidue frequentatrici di quel salone esclusivo e al tempo stesso capace di trasmettere un atmosfera raccolta e familiare.*Carmelo Cicala siciliano di nascita e novarese d’adozione, è stato nel suo campo un vero e proprio rivoluzionario.
Sarà stato forse quella freschezza d’ingegno, per la passione che ancora minorenne lo portava a svegliarsi alle 6 ogni mattina per raggiungere dalla sua Furci Siculo l’istituto Occhipinti, il più prestigioso della città di Messina, dove imparava a perfezionare la sua arte, primo capitolo di una carriera che sarebbe stata folgorante.
I viaggi, tanti, che passo dopo passo ne segnavano la crescita umana e personale: prima Roma, “un po’ per caso”, racconta, Novara dove si trovò bene al punto da mettersi in gioco con l’apertura di quello che sarebbe stato il primo salone di bellezza nel 1968. Poi Milano, il salto di qualità: nei prestigiosi atelier di via Montenapoleone il Cicala trova la sua definitiva consacrazione. Incontri importanti che lo spingono a viaggiare ancora, portando in giro per il mondo la sua fama d’artista dell’acconciatura e di specialista della tintura, suo grande cavallo di battaglia.

“Le mie mèches duravano anche un anno” – ricorda oggi Cicala, schivo ma al tempo stesso legatissimo a quel mondo che ha reso e lo ha reso speciale – “perché non cercavo colori strani, eccessivi. Puntavo forte sulla naturalezza e questo è sempre stato apprezzato dalle signore di buon gusto che frequentavano costantemente il mio salone”.
Naturalezza si, ma con un tocco d’artista che è proprio del grande artigiano e che oggi sembra infondo un po’ perso tra i rappresentanti di categoria, specie fra i più giovani.
“Ho sempre lottato” – spiega Cicala – “per migliorare la mia categoria (diverse le sue ricerche e pubblicazioni sulle tematiche legate al mestiere dell’acconciatore – ndr) ma purtroppo oggi vedo che manca di fatto una cultura della creatività. Si cerca solo di scimmiottare una moda imperante, senza più creare, sperimentare. Non solo un tempo ogni acconciatore cercava di dare un proprio tocco speciale (celebre, per esempio, l’invenzione del taglio spezzato, che Cicala lanciò nel 1982 – ndr) oggi sono rimasti in pochi a fare di questo mestiere e, non a caso, sono quelli che danno il là al movimento. Gli altri seguono e si adattano, senza però sapere come e perché. Il vero problema è che, a differenza di avviene per altre arti, artigiane e non, per i parrucchieri manca una vera e propria scuola di riferimento.”
“Una volta si cresceva nei negozi” – ricorda Cicala – “ora manca la gavetta, l’apprendistato. Così, per i giovani parrucchieri diventa molto più difficile riuscire ad apprendere e far propri determinati trucchi del mestiere.”

Artigiano, ma per certi versi il segreto di Cicala è sempre stato quello di essere, al contempo, un uomo di ricerca. Sperimentare, studiare… sempre con l’approccio di chi sa che tecnica e creatività non possono comunque prescindere da determinati aspetti di tipo scientifico.

“E’ una questione di cultura, io ho sempre cercato di approfondire le cose, senza limitarmi a prendere atto di un fenomeno: solo conoscendolo a fondo, infatti, posso permettermi di gestirlo secondo le mie necessità. Prendiamo per esempio le mie mèches: perché duravano così tanto? Perché usavo una tecnica che si fondava sui precetti della chimica. Mi limitavo a decolorare i capelli, portandoli a tinte sobrie senza l’aggiunta di coloranti che poi avrebbero portato all’ossidazione del capello, accorciando la durata della tintura e danneggiando la capigliatura stessa”.

Così tutte in fila per ottenere i servigi di Carmelo, l’artista del capello che tutto il mondo ci ha invidiato. Nell’atelier di via Greppi arrivavano chiamate da tutto il mondo: Parigi, dove ebbe l’onore di essere il primo italiano ad assistere le famosissime sorelle Carità, Stati Uniti, dove preparava le donzelle per le prestigiose feste dei miliardari, e poi la solita spola fra Novara, Milano e Torino, sempre con il solito entusiasmo e la passione mai sopita.
Oggi il signor Carmelo ha smesso di creare arte, ma la sua storia e le sue mani d’oro rimangono immortalati nelle foto del tempo che fu, proprio come succede per i migliori artisti.

Giuseppe Allegra

Personaggi, slide-apertura

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