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MEMORIE

Com'era com'è: Via Castello

13/02/2014 16:00

Torniamo oggi a trattare la sezione Com’era com‘è con un argomento un pò particolare.
Parliamo della via Castello, all’estremo sud dell’abitato di Furci Siculo, per meglio intenderci il vicolo cieco che porta alla Scuola Materna e si collega ai caseggiati stretti fra il Campo Sportivo e la via IV Novembre. I più giovani non si saranno sicuramente mai chiesti il perché della denominazione della via e del rione, i più anziani sanno da che cosa deriva, noi vi proponiamo le poche notizie storiche che sappiamo su una struttura palazziale che ha caratterizzato, in passato, l’abitato di Furci: il Palazzo Nero; ormai da anni demolito e relegato, ingiustamente, nell’oblio.
Notizie scarne, per usare un eufemismo, ci provengono dalle fonti storiche, nelle quali è semplicemente menzionato, insieme ad altre strutture urbanistiche esistenti, in un epoca imprecisata a cavallo dell’800. La più autorevole è quella dell’ Abate Vito Amico che, nel suo “Dizionario topografico della Sicilia”, parla del villaggio di Furci come appartenente alla “Marina di Savoca” e così scrive su di esso:

…nel 1745 esisteva già la Chiesa della Madonna delle Grazie ed il Palazzo Bianco del Principe Mola (Palazzo Castelli-Villadicani, poi passato alla famiglia Perrone e oggi dei Manuli – ndr) con annessa cappella della Madonna della Lettera, nel 1800 esistevano anche il “Palazzo Nero” sulla sponda destra del Torrente Savoca, il Palazzo Coglitore ed un torrione armato di cannoncino (il torrione Longo) a protezione dell’abitato…

Null’altro come fonte certa si sa su di esso, chiamato Palazzo Nero per il materiale scuro con il quale era costruito, in uno stile assolutamente differente al suo precedente illustre, detto Bianco, dal quale si distingue non solo per la netta differenza cromatica, ma anche per l’architettura, più simile a quella della “Torre Saracena” del rione Bucalo di Santa Teresa di Riva, se si parla dei motivi decorativi con merli e archi a sesto acuto. Particolare era la struttura, seppur nella sua semplicità: ad un solo piano l’area abitativa, leggermente soprelevata dal piano stradale, si apriva dal lato sud su un terrazzino delimitato da un balcone in muratura decorato con delle metope abbellite con motivi ad arco; accanto, lato monte, una torre squadrata con merli sulla sommità della murata, certamente non con funzioni difensive, ma che delimitava quello che poteva essere un “baglio”, o più semplicemente un piccolo cortile annesso. Si deduce ciò dalle ampie arcate a sesto acuto che si aprivano su due delle pareti ancora in piedi, all’epoca in cui sono state scattate le foto di cui siamo in possesso.
In pratica questo è tutto quello che rimane della caratteristica struttura, immersa nel verde dei giardini di limoni, già in semi stato di abbandono prima della sua demolizione, qualche decennio fa, divorata dal cinico mercato del calcestruzzo e della sprezzante ignoranza delle nostra matrice culturale.
Ho conoscenza di chi ha lottato per evitare la sua demolizione, fornendo tanto di relazione sulla sua presunta destinazione d’uso come sede dell’Archimandrita. Ma a nulla è valso per scongiurarne la fine.
Un triste destino che, ormai, riecheggia solo nel nome e nei ricordi di chi l’ha visto.

Tutti, però, possiamo assaporare il fascino di queste foto d’epoca che ci mostrano la via ancora allo stato di un piccolo vicolo sterrato, con il Palazzo Nero che spicca tra il verde della vegetazione con i resti di una pompa di benzina ormai arrugginita e abbandonata, che ne segna la presenza, quasi come un obelisco funebre in memoria della nostra indifferenza.

Articolo del 10 gennaio 2012

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Giuseppe Allegra

Com'era Com'è, slide-apertura

Commenta

  1. E’ davvero triste vedere queste foto.
    Suscitano disappunto e tanta amarezza.
    La memoria non può essere relegata a delle immaagini perché si é stati e si continua ad esser troppo ignoranti per capire il valore della storia anche se solo locale e limitata a questo paese. E’ storia e va tramandata.
    I nostri figli, i nostri nipoti si chiederanno come mai il simbolo del loro paese é il torrione di un castello e la risposta sarà : “C’era una volta un castelletto……..e non siamo stati in grado di salvarlo e conservarlo affinché voi giovani menti poteste vederlo e assaporarne il , se pur semplice, valore storico e artistico.” Anna Virginia Di Bella

    anna virginia di bella · 16/03/2014 20:21 · #

 

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