Web: www.furcisiculo.net



TRADIZIONI

Nivi a la marina

31/12/2015 10:25

Clima rigido e nevischio fin sul livello del mare. Una condizione meteo al quale noi, a dir poco, non siamo abituati e che in questi giorni è praticamente di stretta attualità. Uno spettacolo insolito che si verifica molto di rado nella nostra riviera, e quelle volte che succede che cada ‘a nivi a la marina rimane un evento molto raro.
E chissà perché, nel periodo natalizio, è un po’ desiderio comune a molti bambini, e non solo, quello di passare le feste in mezzo alla neve. Forse perché gli stereotipi della tradizione natalizia ci ha sempre tramandato immagini di alberi e paesaggi innevati, di pupazzi di neve, di slitte trainate da animali nordici (renne) e persino nei presepi alcune raffigurazioni della natività sono ambientate in grotte e capanne innevate (cosa inverosimile la neve a Betlemme), come se neve e Natale fossero un binomio imprescindibile senza il quale l’evento delle feste potrebbe risultare incompleto nella sua componente atmosferica.
O forse perché a questa latitudine ed in riva al mare i fiocchi di neve sono un fenomeno talmente raro e sporadico da farcelo desiderare fortemente… quale bambino furcese non ha sognato di potersi svegliare la mattina guardando la neve scendere dolcemente fuori dalla finestra mentre imbianca il paesaggio tutto intorno? Io tantissime volte, praticamente ogni inverno. Tanto che da grandicello, appena la vedevamo sulle cime più basse, la andavamo a cercare trovando molto spesso solo acqua e qualche residuo sui bordi delle stradine.
Quelle rare volte in cui è caduta fino sulla riva del mare, magari nella nottata, non facevamo in tempo nemmeno ad uscire che la sottile patina bianca si dissolveva sotto i flebili raggi solari del mattino, come un miraggio che, una volta a portata di mano, si dissolve.

Nivi a la marina
Poesia di Franco Ruggeri

Scurau na sira fridda e senza luci
e a la bracèra stàvumu ‘ssittati,
manciànnu fica sicchi cu ddi nuci
c’a matri di me’ patri nn’havìa dati
’I botta trona urdi cuminciaru
a fari tutti i vitri scutulari,
i cchiu carusi tutti si scantàru
e sutta e cutri annàru a si mucciàri.
Iò chi cchiù ranniceddu mi sintìa
iaprìa ‘a porta picca, quantu nenti,
all’occhi stanchi me’ non ci ridìa:
stava cadennu ‘a nivi lentamente.
Pi tutta ‘a notti tanti nni quagghiàu
nta tutti sti paisi supr’o mari,
e all’alba quann’ognunu si svigghiàu
scappàu pi nta marina a cci giucari.
Supr’a dda stisa tutta d’un culuri
chi dava cuntintizza a la vardari,
nni mìsimu cu prèu e rann’arduri
a curriri di ccà di ddà a scappari.
Dda festa nni duràu ‘na para d’uri
fin’a c’u celu azzurru ‘ddivintàu,
cu suli scumparìu ddu splinduri
e pa so’ casa ognunu riturnàu.

[ Si è oscurato il cielo in una sera fredda e senza luci \ e vicino al braciere stavamo seduti, \ mangiando fichi secchi con le noci \ che la madre di mio padre ci aveva dato. \ Ad un tratto tuoni sordi iniziarono \ a far scuotere tutti i vetri, \ i più piccoli tutti si spaventarono \ e sotto le coperte andarono a nascondersi. \ Io che più grandicello mi sentivo \ ho aperto poco la porta, uno spiraglio, \ e agli occhi miei stanchi non credevo: \ stava cadendo la neve lentamente. \ Per tutta la notte tanta se ne è depositata \ in tutti i paesi sul mare, \ e all’alba quando ognuno si è destato \ e scappato verso la spiaggia per giocarci. \ Su quella distesa tutta di un colore \ che dava felicità nel guardarla, \ ci siamo messi con contentezza e grande ardore \ a correre di qua e di la a scappare. \ Quella festa ci è durata un paio d’ore \ finché il cielo azzurro non è diventato, \ con il sole è scomparso quello splendore \ ed ognuno è tornato a casa sua. ]

Riveduto e corretto da un articolo dell’ 11 dicembre 2008


_____________________________________________________________________
Per inserire un commento a questo articolo compilare il modulo sottostante con “Nome e Cognome”, indirizzo “E-mail” (solo il campo “sito” è facoltativo) ed il testo del “Messaggio” e successivamente premere i pulsanti “Anteprima” e poi “Invia”.

Giuseppe Allegra

Poesie in Vernacolo, slide-apertura

Commenta

  1. Io la “fortuna” di poter giocare a “pallettate” di neve in riva al mare, l’ho avuta. Come recita la didascalia della foto eravamo nel gennaio 1948 ed è sicuramente così, perchè non è che questo evento si verificasse tutti gli anni … anzi. Ho ancora vivo il ricordo di quelle mattinata che entrando in classe (facevo la 3^ elementare) il maestro Moschella (di Grotte) ci diede la bella notizia: avrebbe portato la classe sulla spiaggia a “vidiri a nivi” e giocare con essa. Vi ricordate antichi compagni delle elementari: Nino Restuccia (Rubbettu), Eugenio Maccarrone, Giuseppe Foti? E mi fermo qui … Cordialmente Mariano

    Mariano Spadaro · 18/12/2010 17:32 · #

 

home | attualità | contenuti | blog | contatti


Notizie via NewsLetter !

Inserisci sotto il tuo nome e la tua e-mail per accedere e registrarti.

Digital Newsletter

per cancelarti clicca qui ».