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1939–1945, Ricordo di una vita: il diario di Eugenio Occhino

18/09/2014 18:56

SOMMARIO CAPITOLI PUBBLICATI

1939–1945: Ricordo di una vita.


Dopo il “Diario di guerra di Carmelino Gregorio” siamo entrati in possesso di un nuovo interessantissimo documento che ha come sfondo storico l’ultimo conflitto mondiale.
E se il primo ci fornisce, prendendo spunto dalle vicissitudini della famiglia Gregorio, notizie uniche sui risvolti e le conseguenze della guerra a Furci e dintorni, queste memorie, scritte di proprio pugno e vissute in prima persona da Eugenio Occhino, ci catapultano proprio in mezzo allo scenario di un conflitto che seminò orrore e morte, causando qualcosa come 30 milioni di vittime. Di queste 410.000 erano nostri connazionali.
Eugenio, nato a S. Teresa di Riva (allora unico comune con Furci) il 10 aprile 1917, decide di scrivere il suo “Ricordo di una vita” trentanove anni dopo la fine della guerra. Nel 1984 ha 67 anni ma i suoi ricordi sono ancora nitidi, come ancora vive le sensazioni vissute. Ricorda persino gli ufficiali, i compagni artiglieri (alcuni dei paesi vicini) del reparto di fanteria di cui faceva parte.

Così, dopo aver intrattenuto per anni la numerosa famiglia con i suoi racconti di guerra, decide di redigere questo “testamento letterario” con il quale intende consegnare ai posteri una lezione di vita. Per non dimenticare e per far si che non si commettano più quei crimini contro il valore supremo della vita.
L’autore ha conseguito solo la IV Elementare, ma dimostra un grado di cultura superiore al titolo di studio. Lo stile è scorrevole. Il suo racconto è preciso, lucido e anche se i ricordi sono postumi, le vicende vengono descritte come se fossero accadute il giorno prima: dalla “partenza” verso il distaccamento di Pola, allo scoppio della guerra e l’invio al confine jugoslavo, alla prigionia e i lavori forzati in un lager tedesco in Cecoslovacchia, fino alla fine della guerra e il ritorno a casa con gli americani e l’emozione nel rivedere la propria terra e i propri cari.
Ho visto decine di documentari e speciali sulla II Guerra Mondiale e ho sempre visto queste vicende come terribili ma distanti. Leggere che qualcuno le ha vissute in prima persona mi ha fatto vedere tutto sotto un altro punto di vista, con rinnovato orrore.
Vorrei quindi, insieme alla famiglia del signor Eugenio e ai nipoti Luca e Mauro, che con la loro lungimiranza hanno dato seguito al progetto del nonno, rendere partecipi i lettori di FurciSiculo.net di questa che si potrebbe definire una missione di pace attraverso una storia di guerra.
Concetto ben espresso nelle “conclusioni” che Eugenio pone nel suo diario come obiettivo a fine storia. Quindi, nel rinnovare l’appuntamento con il primo estratto del diario “1939–1945: Ricordo di una vita”, vi lascio alle parole dell’autore che introduce bene la “morale” racchiusa in questa sua terribile storia:

”Con tanta soddisfazione, finisco di scrivere questo mio diario con la speranza che, chi lo ha in possesso lo custodisca molto caramente e che un giorno lo possa trasmettere alle future generazioni, così che, chi lo possiede lo possa usare come strumento di pace, in modo che si possa far capire veramente che la guerra porta solo odio e distruzione e che l’unico vero valore della vita è la pace fra tutti i popoli.”

CANZONETTA DI PRIGIONIA
“Baracche adorne di fili spinosi e pungenti
la guardia d’intorno ai cancelli,
sorveglia la gente.
Raccolti da barbari infami,
trattati da cani, siamo quassù.
E siamo a cento a cento,
soffrir il perché la nostra partenza
dal nostro paese è stato un gran lamento,
perché ognuno di noi non ha potuto donare
Un saluto a papà e a mamma.
Per questi delinquenti nessuno ha pietà”.

EUGENIO OCCHINO. E’ nato a S. Teresa di Riva il 10 aprile 1917, deceduto a Furci Siculo nel febbraio 2014. Quarto di dieci figli di Antonio e di Giovanna Triolo. Eugenio, con la sua tempra forte e la sua esperienza, ha educato i cinque figli _ , i suoi tredici nipoti _(Eugenio, Angelino, Massimo, Daniele, Salvatore, Antonio, Luca, Marco, Tindaro, Gabriele, Davide, Mauro e Giorgio) , i suoi tre pronipoti (Antonio, Sara e Anna) e gli altri che verranno, nell’ottica di fare del bene agli altri.

Giuseppe Allegra

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