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Comunità religiosa: liturgia e commento Pentecoste C

14/05/2016 11:50

LITURGIA DELLA PAROLA E COMMENTO
A cura di Maria Rita Campobello

LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura At 2, 1-11
Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli atti degli apostoli
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 103
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

Seconda Lettura Rm 8, 8-17
Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Vangelo Gv 14, 15-16. 23-26
Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

COMMENTO


    Pentecoste: lo Spirito Santo fa irruzione con tutta la sua potenza nel cuore dell’essere umano, che diventa, così, dimora di Dio. E una creatura, per di più ribelle al suo Creatore, viene attirata, per un miracolo d’amore, dentro la vita della Trinità e resa partecipe di tale vita. Ecco il compimento dell’opera redentrice di Cristo. Ecco il frutto della Pasqua. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, ha affrontato la passione e la morte ed è risorto proprio perché si realizzasse questo incredibile, straordinario progetto dell’amore di Dio per l’uomo. La redenzione non è costituita solo dal perdono dei peccati; è molto di più, è infinitamente di più; è questa irruzione della vita stessa di Dio nell’essere umano, che viene reso, in tal modo, anche divino; è l’invito-dono, che Dio fa all’uomo, a condividere la vita della Trinità. L’uomo viene attirato dentro il cuore stesso di Dio, il suo essere viene chiamato a farsi permeare della vita di Dio e a diventare, nel mondo, “visibilità” di Dio stesso.
    “Chi ha visto me ha visto il Padre” ha detto Gesù (Gv 14, 9).
    “Chi vede me deve poter vedere il volto di Dio” dovrebbe dire ogni uomo che, nel battesimo, ha ricevuto lo Spirito Santo, divenendo, così, figlio di Dio e, come tale, somigliante al Padre attraverso la somiglianza con Gesù.
    Pentecoste: miracolo dell’amore di Dio, miracolo davanti al quale ogni battezzato dovrebbe rimanere senza fiato per lo stupore e la gratitudine e di cui, in ogni istante, dovrebbe essere gioioso testimone.
    E testimoni pieni di entusiasmo e di gioia furono gli apostoli appena riempiti di Spirito Santo. Erano uomini semplici, senza cultura, piccoli, poveri uomini pieni di paure e di titubanze. Avevano vigliaccamente abbandonato il loro Signore nell’ora più tragica, avevano dubitato della resurrezione di Gesù annunciata loro dalle donne al mattino di Pasqua. E ora eccoli, quegli stessi uomini, trasformati in leoni, pieni di coraggio. Lo Spirito Santo è appena sceso su di loro come un vento impetuoso e come fuoco che purifica e infiamma. Paura, viltà, dubbi: tutto è ormai svanito, disciolto come neve al sole. Quello Spirito, che li ha appena riempiti di Sé, li spinge fuori dal sicuro luogo in cui si trovano, li proietta, li “catapulta” quasi, in mezzo a una folla eterogenea costituita da “Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo” (prima lettura). E avviene il primo, grande miracolo del dono dello Spirito: la Buona Novella annunciata dagli apostoli viene intesa da ciascuno degli ascoltatori nella propria lingua. Il primo annuncio fatto dalla Chiesa (è, infatti, con la discesa dello Spirito Santo che la Chiesa ha inizio) presenta la caratteristica dell’universalità. Viene, così, annullata la divisione fra i popoli, che dall’autore del racconto della torre di Babele, narrato nel libro della Genesi (prima lettura della messa vespertina nella vigilia), viene fatta risalire all’orgoglio degli uomini, i quali, parlando ancora una sola lingua, avevano deciso di costruire una torre che toccasse il cielo, quasi a sfidare Dio. Questi, per impedire la realizzazione di tale opera, confuse le lingue degli uomini, bloccando, in tal modo, il proseguimento della loro presuntuosa collaborazione.
    E’ la storia di sempre; è l’essere umano che vuole sempre sentirsi Dio, che vuole ergersi con le sue forze fino a Dio o, addirittura, vuole prenderne il posto. E’ l’Adamo di ogni tempo e di ogni luogo. E, purtroppo, l’orgoglio e la superbia costituiscono sempre motivo di rivalità, di gelosia, di invidia, di lotte all’interno delle famiglie e delle nazioni, mettendo uomo contro uomo, popolo contro popolo. E’ l’umanità divisa, lacerata e, per questo, sofferente.
    E Dio interviene con il suo amore. E’ umile Dio, perché, dall’alto della sua onnipotenza, scende verso l’uomo, ne assume addirittura la natura, in un incredibile atto d’amore. E’ misericordioso Dio, il cui cuore pieno di tenerezza si china sulla miseria e sull’infelicità dell’essere umano distrutto dal suo stesso orgoglio e incapace, dopo il peccato originale, di ritrovare da solo la sua identità e la sua dignità.
    Ed ecco, lo Spirito Santo, conquistatoci da Gesù con la sua passione, morte e resurrezione, scende con potenza sugli apostoli e, attraverso la loro testimonianza, rivela il mistero di Dio a uomini provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto. E, laddove l’orgoglio e la superbia dell’uomo avevano creato incomprensioni e divisioni, l’amore di Dio riannoda i fili della comunicazione fra gli uomini, rendendoli capaci di un linguaggio unico, quello del cuore, quello dell’amore.
    “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”. Nella semplicità di questa preghiera, ritornello del salmo responsoriale, è descritta la meravigliosa azione di Dio a favore dell’essere umano. Dio ha dato vita a una nuova creazione! Un fiume d’acqua viva è stato immesso nell’arido deserto dell’umanità. E ogni uomo inondato di tale acqua diventa, a sua volta, canale, attraverso il quale Dio vuole raggiungere gli altri suoi figli assetati.
    Un giorno “Gesù, ritto in piedi, gridò: ‘Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva’. Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7, 37- 39a).
    Sì, è il mio “innesto” in Gesù per mezzo del battesimo che immette nelle “vene” del mio essere la sua vita, lo Spirito Santo; è la stessa vita divina che, dal momento in cui divento figlio di Dio, comincia a scorrere in me, in ogni fibra del mio essere. E io, portatore di questa acqua viva, divento, nella mia libertà, strumento del mio Dio, affinché Egli, attraverso me, possa dissetare con l’abbondanza della sua acqua i tanti “deserti” che, per le strade del mondo, attendono di fiorire.

Maria Rita Campobello

Liturgia della Parola,

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