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Comunità religiosa: liturgia e commento Santissima Trinità C

21/05/2016 15:06

LITURGIA DELLA PAROLA E COMMENTO
A cura di Maria Rita Campobello

LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura Pro 8, 22-31
Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata.

Dal libro dei Proverbi Così parla la Sapienza di Dio: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; pri­ma che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io fui generata, quando ancora non aveva fatto la terra e i campi né le prime zolle del mondo. Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso, quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso, quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 8
O Signore nostro Dio, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi. Tutte le greggi e gli armenti e anche le bestie della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, ogni essere che percorre le vie dei mari.

Seconda Lettura Rm 5, 1-5
Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a que­sta grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Vangelo Gv 16, 12-15
Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve l’annunzierà.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

COMMENTO


    “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. E un segno di croce fatto su se stessi accompagna tali parole. In un gesto semplice e in una brevissima frase sono contenuti i due misteri principali della fede: unità e trinità di Dio; incarnazione, passione, morte e resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Sono queste le fondamenta su cui poggia tutta la costruzione esistenziale del cristiano.
    Nella solennità odierna la Chiesa contempla il primo di questi due misteri: Dio Uno e Trino.
    E’ da vertigine un tale mistero (del resto, non è forse tutto da vertigine il mistero di Dio?), ma Dio stesso ha voluto prendere la natura umana e parlare il nostro linguaggio, per farci entrare nelle profondità del suo mistero e rivelarcelo, togliendo al mistero la sua caratteristica di oscurità. “Dio nessuno l’ha mai visto; il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” scrive l’apostolo Giovanni nel prologo del suo Vangelo. E Gesù ci ha rivelato anche l’esistenza di un Altro nella “comunità” divina: lo Spirito Santo. Sempre Giovanni, nella narrazione dell’ultima cena, riporta in maniera quasi stenografica le parole pronunciate in quel momento da Gesù, che promette il dono dello Spirito Santo: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità… Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,16-17. 26).
    Mai la mente umana avrebbe potuto immaginare che Dio potesse essere trinitario: tre Persone aventi la stessa natura, quella divina, e, nello stesso tempo, diverse nei loro ruoli, come i credenti proclamano nel “Credo” e come viene fatto ben emergere dalle letture odierne.
    “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”.
    Di Dio Creatore, il Padre, parla, nella prima lettura, la sua stessa Sapienza; è un Dio che, nella sua perfezione, dà vita a una creazione ordinata e armoniosa, in cui ogni elemento ha un suo posto ben preciso.
    “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre… Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine”.
    “Noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” scrive S. Paolo ai Romani (seconda lettura).
    Il Figlio di Dio è il nostro Redentore, Colui che, fattosi Uomo, con la sua passione, morte e resurrezione ha permesso all’umanità di riacquistare la comunione con Dio interrotta al momento del peccato originale, una comunione che, in Gesù Cristo, è diventata figliolanza; in Lui ogni essere umano, reso figlio nel battesimo, può rivolgersi a Dio chiamandolo “Padre”, anzi, ancor più teneramente, “Abbà”, “Papà”.
    “Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato…”.
    Lo Spirito Santo è il Vivificatore, Colui che “dà la vita” di Dio. E’ lo Spirito Santo che nei sacramenti agisce con tutta la sua potenza, che trasforma la stessa sostanza (nel battesimo la natura umana viene divinizzata, durante la messa il pane e il vino vengono trasformati nel corpo e nel sangue di Gesù,…).
    Lo Spirito Santo è anche “Spirito di verità”. Così Lo definisce Gesù nel brano del Vangelo. E’ lo Spirito Santo, infatti, che, entrando nell’essere umano, lo rende capace di comprendere profondamente tutto ciò che riguarda Dio.
    E, in Atti 1,8, Gesù, poco prima di ritornare al Padre, dice ai suoi apostoli: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. E’ lo Spirito Santo che dà la forza e il coraggio di vivere la propria fede affrontando anche difficoltà e sofferenze che umanamente farebbero arrendere il cuore. Ma questo cuore di uomo non è più un cuore soltanto umano; dentro di esso, per mezzo del battesimo, palpita la vita stessa di Dio, un Dio che è Amore, la cui vita, quindi, è l’amore stesso. E “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (seconda lettura).
    Dio è Amore. E l’amore presuppone una relazione. Un Dio-Amore non poteva essere solitario. Ed ecco la splendida Trinità, la realtà divina caratterizzata da una relazione fra Persone che si amano infinitamente e che vivono in uno stupendo, continuo scambio di amore.
    Trinità: comunione d’amore. A questa comunione le tre Persone divine hanno voluto far partecipare anche l’essere umano, creatura debole, fragile, eppure tanto preziosa ai loro occhi.
    E io, creatura, non posso fare a meno di contemplare stupita la “follia” dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che hanno voluto afferrare la mia esistenza e immergerla nelle profondità della loro relazione d’amore.
    Questo Dio Uno e Trino dice a ogni essere umano: “Vieni, entra a far parte di Noi!”. E ogni essere umano che risponde: “Sì, vengo!” diventa tassello vivo di uno splendido puzzle ideato, sognato dal cuore di Dio: una umanità “divina”, una famiglia umana, in cui, circolando nei suoi componenti l’amore di Dio, si possa “vedere” la stessa vita di comunione che, come acqua di sorgente sempre fresca e sempre nuova, scorre con infinita potenza d’amore nella Santissima Trinità.

Maria Rita Campobello

Liturgia della Parola,

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