Web: www.furcisiculo.net



Comunità religiosa: liturgia e commento XI Domenica del Tempo ordinario C

11/06/2016 08:54

LITURGIA DELLA PAROLA E COMMENTO
A cura di Maria Rita Campobello

LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura 2 Sam 12, 7-10. 13
Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.

Dal secondo libro di Samuele
In quei giorni, Natan disse a Davide: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Urìa l’Ittìta, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammonìti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittìta». Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 31
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato. Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto e nel cui spirito non è inganno.

Ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa. Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità» e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia, mi circondi di canti di liberazione. Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti! Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

Seconda Lettura Gal 2, 16. 19-21
Non vivo più io, ma Cristo vive in me.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno. In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano.

Vangelo Lc 7, 36 – 8, 3 Forma breve 7,36-50
Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

Dal vangelo secondo Luca
[In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».] In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

COMMENTO


    Un invito a pranzo per Gesù. Dovrebbe essere un momento di serena convivialità. Ma Gesù sa che l’invito di un fariseo può essere molto insidioso, perché potrebbe risolversi in un trabocchetto per Lui.
    E la situazione difficile si presenta. Una prostituta entra in quella casa. Improvvisamente Gesù si trova a essere oggetto di due attenzioni completamente diverse: da una parte, il fariseo, con la sua presunzione di essere giusto davanti a Dio e, quindi, pronto a ergersi a giudice inesorabile di chi ha sbagliato e di chi, come Gesù, ha, nei confronti dei peccatori, un atteggiamento di misericordia e di perdono; dall’altra, la prostituta, una peccatrice pubblica, segnata dal disprezzo della società e, probabilmente, anche dal disprezzo verso se stessa, una donna che, con il cuore pesante e stanco, è alla ricerca di un’altra possibilità esistenziale, di un perdono che lavi la sua vita dal fango in cui è immersa e le offra la luminosità di una limpidezza, dalla quale ripartire per una vita nuova, con nuove promesse, con nuovi orizzonti. Ed è in Gesù che ella vede questa possibilità.
    Quale desiderio struggente di luce interiore e di novità di vita deve esserci nel cuore di questa donna, se ella ha potuto trovare la forza e il coraggio di entrare nella casa di un fariseo, i cui convitati sono uomini che si sentono retti secondo la legge e dai quali, quindi, sa bene che riceverà solo sguardi sprezzanti e scandalizzati!
    L’evangelista Luca descrive la scena minuziosamente, soffermandosi su ogni particolare, perché ogni atteggiamento e ogni parola hanno un profondo significato. La donna, “stando dietro”, presso i piedi di Gesù, “piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato”. “Stando dietro”. Essere alla presenza di Gesù, ma quasi “non esserci”. Quanti pensieri si affollano nella mente di questa povera donna! Il respiro le manca per l’emozione e il timore. Come l’accoglierà Lui? Ha sentito dire che spesso Egli mangia con i pubblicani, con le prostitute, con i peccatori; e qualche volta ha anche ascoltato le sue parole piene di amore, di benevolenza, di perdono. Ma ora è la sua vita in gioco. E in Lui ella ha posto la sua ultima possibilità di salvezza. Un’incertezza di Lui nel guardarla, un’esitazione nella sua voce potrebbero costituire la fine di ogni speranza. Come la guarderà? Come le parlerà? Avrà anche verso di lei la stessa misericordia mostrata tante altre volte nei confronti dei peccatori? Ed ecco quell’avvicinarsi a Gesù “stando dietro”, con il tremore di affrontare il suo sguardo, per quel sentirsi indegna, che fa rimanere il suo capo chinato sui piedi di Lui. E quelle lacrime. Sembrano un fiume in piena. Sono lacrime che, prima di scorrere sul viso, scorrono lungo l’anima, invadendola con il loro benefico, rigenerante calore. Quale tenerezza, quale commozione nel cuore di Gesù di fronte a quelle lacrime di pentimento! “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. Parole che, in quell’animo in tumulto, risuonano con la potenza luminosa di un lampo nell’oscurità della notte. In un attimo la donna vede cancellato il disastro di una vita fin lì sprecata, soffocata da un oceano di fango, una vita vissuta per troppo tempo senza significato.
    “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”. E lo sguardo dolcissimo, pieno di misericordia di Gesù incrocia lo sguardo di lei, che gli si era accostata “stando dietro”, tremante, pur nella speranza di un perdono. Ora gli occhi di lei fissano gli occhi di Lui. L’una di fronte all’altro, in un rapporto in cui la paura e la vergogna non possono più avere posto. Gesù ha restituito a questa donna la sua dignità di persona, che le dà la gioia di poter nuovamente alzare lo sguardo in una ritrovata stima di sé.
    I convitati, chiusi nel loro gretto legalismo, non comprendono la grandezza e la bellezza del gesto di Gesù. Rimangono scandalizzati, nella loro miopia morale e spirituale. Essi, che si ritengono giusti e sollevano lo sguardo a Dio quasi con arroganza, di fatto non sono in grado di “vedere” lo sguardo d’amore di Dio, perché il loro cuore è lontano da Lui. Questa donna, che non si ritiene degna di alzare lo sguardo verso Gesù, attira, invece, su di lei, con l’umile pentimento del cuore, lo sguardo di Lui pieno di misericordia e gli fa compiere quel miracolo che, nel sacramento della riconciliazione, si rinnova ogni volta con tutta la sua forza rigenerante: il peccato non c‘è più, Dio se l‘è gettato alle spalle. Il Padre riabbraccia di nuovo, con gioia infinita, il figlio che sembrava perduto. E la vita ricomincia in quel momento.
    “Va’ in pace!”. E la donna, entrata in quella casa con dentro il cuore la pesantezza mortale di un macigno, se ne allontana, ora, con il cuore colmo di gratitudine e di gioia, con il respiro ampio e profondo della pace e della vera libertà.

Maria Rita Campobello

Liturgia della Parola,

Commenta

 

Notizie via NewsLetter !

Inserisci sotto il tuo nome e la tua e-mail per accedere e registrarti.

Digital Newsletter

per cancelarti clicca qui ».